Con le nuove disposizioni (v. artt. 168 bis, 168 ter e 168 quater c.p., artt. da 464 bis a 464 nonies c.p.p., art. 657 bis c.p.p., diretto a disciplinare, in fase esecutiva, il computo del periodo di messa alla prova dell'imputato in caso di revoca, artt. 141 bis e 141 ter, norme di attuazione e coordinamento c.p.p. dove, sono rispettivamente disciplinati l'avviso del pubblico ministero per la richiesta di ammissione alla messa in prova e l'attività dei servizi sociali nei confronti degli adulti ammessi alla prova) il legislatore ha previsto la messa alla prova sia quale causa di estinzione del reato (come esplicitamente previsto dall'art. 168 ter c.p., comma 2, e confermato dalla collocazione della norma nel capo 1^ del Titolo 6^ del codice penale, subito dopo la disciplina della sospensione condizionale della pena) sia come possibilità di definizione alternativa della vicenda processuale (come confermato dall'inserimento delle specifiche norme in apposito titolo, V bis del libro 6^ - Procedimenti speciali - del codice di rito.

Le finalità perseguite dal legislatore sono evidenti: l'offerta di un percorso di reinserimento alternativo ai soggetti processati per reati di minore allarme sociale (quelli sanzionati con la pena pecuniaria o con pena detentiva - esclusiva, congiunta o alternativa - non superiore nel massimo a quattro anni ed i delitti indicati nell'art. 550 c.p.p., comma 2, in tema di citazione diretta a giudizio), come dimostrato dall'art. 464 c.p.p., comma 3, che condiziona la sospensione del procedimento con la messa alla prova alla prognosi favorevole in ordine al rischio di recidiva.

In questo senso, la finalità del ravvedimento e del recupero riproduce le caratteristiche fondamentali dell'analogo istituto vigente nel processo minorile ma non esauriscono la portata della innovazione, che è altresì la funzione deflattiva dei procedimenti penali attraverso l'estinzione del reato dichiarata dal giudice in caso di esito positivo della prova.

Sono state poi valorizzate dal legislatore anche le finalità riparatorie e di tutela della vittima, poste come condizioni di ammissibilità dell'istituto in esame.

Ciò lo si desume, in primo luogo, dalla previsione che la messa in prova comporta la prestazione di condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato nonchè, ove possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato (art. 168 bis c.p., comma 2). Ma anche, in secondo luogo, dalla configurata necessità di valutazione, da parte del giudice, dell'idoneità del domicilio indicato dall'imputato nel programma di trattamento ad assicurare le esigenze di tutela della persona offesa (art. 464 quater c.p.p., comma 3).

La disciplina processuale della messa alla prova è regolata, come sopra indicato, dagli artt. 464 bis e seguenti del codice di rito, che attribuendo al solo imputato, l'iniziativa dell'accesso all'istituto, individua espressamente un termine finale di presentazione della richiesta, con diversificazioni collegate ai differenti procedimenti, ma comunque ristretta al giudizio di primo grado (le conclusioni rassegnate dalle parti al termine dell'udienza preliminare, nel procedimento ordinario; la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio; quindici giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato all'imputato o dalla comunicazione del relativo avviso al difensore, nei casi di giudizio immediato; il medesimo termine previsto dall'art. 461 c.p.p., per l'opposizione, nei procedimenti per decreto).

 

E' ormai stato chiarito che non si possa richiedere la MAP per i procedimenti già in corso al momento dell'entrata in vigore della normativa e che non è possibile l'impugnazione autonoma delle ordinanze di rigetto della MAP (la si potrà impugnare unicamente con la sentenza. In questo modo sarà possibile proporre appello e contestare anche nel merito le motivazioni del rigetto). E' stato infine chiarito che non si debba tenere conto delle aggravanti e delle attenuanti, ma semplicemente della pena massima prevista dal reato contesato.

Non è ancora chiaro se sia possibile concedere la sospensione condizionale della pena nel caso in cui si abbia già fatto uso di questo istituto, anche se non sussiste alcun divieto esplicito in tal senso.

Il modulo predisposto dall'UEPE per la richiesta di messa alla prova è qui reperibile.  L'elenco degli enti convenzionati sono qui scaricabili.