l'obbligo di versare l'assegno mensile per i figli, non viene meno per il conseguimento della laurea

Inserito da dott. Mattia Gris il 2 Maggio 2017

Il Tribunale aveva respinto le domande proposte separatamente dal padre e dalla ex moglie al fine di ottenere rispettivamente l’incremento e la revoca o la riduzione dell’assegno mensile di 850 € posto nella sentenza di divorzio a carico del padre a titolo di contributo al mantenimento della figlia non ancora economicamente indipendente.

La Corte d’Appello, successivamente adita, respingeva a sua volta i reclami proposti dagli ex coniugi. In particolare la stessa Corte evidenziava che l’obbligo di versare il contributo di mantenimento per i figli maggiorenni presso il quale vivono, cessa soltanto nel momento in cui il genitore obbligato provi che essi abbiano raggiunto l’indipendenza economica, percependo un reddito corrispondente alla professionalità acquisita. Nello specifico, la Corte evidenziava che: “la revoca dell’obbligo contributivo non può essere legata al mero conseguimento di una laurea triennale, in assenza della prova che la beneficiaria dell’assegno abbia rifiutato concrete opportunità lavorative ed avendo la figlia stessa dimostrato di voler proseguire il proprio percorso di studi per realizzare un utile inserimento nel mondo lavorativo conforme alle proprie aspirazioni professionali”.

La Corte di Cassazione, infine, respingeva il ricorso promosso. In via preliminare la Suprema Corte ha richiamato il proprio orientamento, statuendo in generale che la cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto. Tale accertamento deve essere adempiuto tenendo in considerazione l’età, l’effettiva conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, l’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa, nonché alla complessiva condotta personale tenuta dal momento del raggiungimento della maggiore età.

Così argomentando, la Corte ha riconosciuto la correttezza delle valutazioni svolte dalla Corte d’Appello adita, la quale per l’appunto, nell’esaminare i fatti oggetto di causa, aveva correttamente valutato la situazione